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domenica 12 maggio 2013

Sono qui a parlarvi di femminismo

di Isabel Cruz




                                                   




Molto spesso, il femminismo non è ben capito e lo si può vedere nel 90% delle critiche che questo riceve. Il restante 10% delle critiche al femminismo riguarda i dibattiti teorici all'interno di esso. Personalmente non credo che ci sia poca discussione dentro il femminismo, viceversa, la dialettica è costante e molto arricchiente: ciò che succede  è che la pressione che riceve dall'esterno è enorme. Quindi,mi concentrerò su quelle critiche che provengono dall'esterno,dato che il dibattito interno riguarda principalmente, il raggiungimento dell'uguaglianza e cosa significhi eguaglianza (se la differenza, per esempio,genera disuguaglianza o la misura in cui i ruoli di genere sono piene costruzioni  sociali).

In primo luogo distinguerò i suoi detrattori in due tipi: i politicamente corretti e quelli che che identificano direttamente il femminismo al machismo. Entrambi ricorrono al neo-linguaggio, così da avere una più forte presa.

I politicamente corretti sono coloro che distinguono tra  buon femminismo e il cattivo femminismo. Queste persone sono molto particolari, i loro tentativi di screditare le idee senza far apparire che disprezzano l'essenza del femminismo, risultano titanici e per la maggior parte del tempo,sterili. Sono quel tipo di persone, uomini o donne, che fanno la differenza tra femminismo ed embrismo,presupponendo l'esistenza del secondo. L'embrismo sarebbe quel sistema matriarcale in cui l'uomo vedrebbe raddoppiata la giornata lavorativa, guadagnerebbe meno della donna a parità di lavoro, ci sarebbe una divisione sessuale del lavoro in cui egli verrebbe pregiudicato, sarebbe confinato nella sfera privata,avrebbe molto meno libertà sessuale, sarebbe costantemente giudicato per il suo aspetto ( bene o male), sarebbe educato all'idea di sostenere,mediare, adattarsi,dipendere sentimentalmente, servire, stare dietro a... E soprattutto all'idea di non essere leader né di poter dissentire. Avete capito bene: l'embrismo non esiste né mai è esistito. Coniando questo termine si è cercato solamente di delegittimare il femminismo.

Questo tipo di femminista con i 'ma' lo trovo particolarmente offensivo per le sue incongruenze, che si producono soprattutto attraverso il paternalismo e la riproduzione del sessismo. E' come un amico supervisore: ti nobilita o ti scredita dalla sua usuale posizione di maschio-spettatore, senza rendersi conto che questo atteggiamento si oppone radicalmente al femminismo più elementare ( potenziamento, autonomia, parlare da pari a pari, ecc...) Il suo complesso di superiorità inconscia,anche quando è buonista,è paragonabile ad un hipster che pensa di aggiungere valore con il suo sguardo apprezzando un graffiti. Può sembrare un aneddoto ma, credetemi, nel campo del dibattito sulla parità della classe sociale o etnica,non ho incontrato comportamenti così prepotenti, incoerenti e kamikazi.

Poi, ci sono quelli più diretti, che non sono in grado di riconoscere il discorso femminista nel quale inciampano nel corso della vita. Sono queste le persone che,per  femminismo, intendono embrismo e per sessismo capiscono misoginia (quando questa è la massima espressione del machismo, cioè una parte di esso). Qui, potremmo citare i ben noti casi,di coloro il cui obiettivo è l'egualitarismo,evitando la parola femminista in ogni momento, perché è qualcosa percepita negativamente. L'egualitarismo è il discorso della parità di genere, senza considerare la disuguaglianza di genere della quale la donna è storicamente vittima, come causa e asse centrale del discorso. L'egualitarismo tende a concentrarsi su un discorso mascolinizzato del mercato del lavoro: parità di retribuzione, come condizione per l'emancipazione della donna. Cioè, l'agualitarismo mette in discussione la conseguenza, mai la causa: perché la donna guadagnano meno dell'uomo? Perché il lavoro riproduttivo non è retribuito? Perché l'uomo non si coinvolge nel lavoro riproduttivo? Queste questioni nell'ottica egualitaristica non hanno nessuna rilevanza e vengono considerate deviazioni dal dibattito. E' come se la diseguaglianza di genere non la perpetuassero le persone, ma un'entità astratta, che fa  si che le nostre aspirazioni di vita,al momento di adattarsi alla realtà subissero una metamorfosi. L'egualitarismo è molto pericoloso, perché in questa ottica di non mettere in discussione la causa della disuguaglianza consente il discorso biologista legittimando la diseguaglianza di genere. Un egualitarista potrà parlarti dell'"istinto materno" e così dicendo riconosce il lavoro domestico.Ecco perché dal egualitarismo si chiede la custodia condivisa perché credono che l'uomo ha il diritto di esercitare la paternità al momento del divorzio e non nel momento in cui deve esserlo .Il ruolo del padre cambia a seconda della presenza o assenza della madre,il ruolo del padre, non implica per se stesso un compito di cura: è la condizione di padre divorziato che lo fa apparire curatore come qualcosa a cui ha diritto ( insisto sull'importanza data alla parola diritto e non a quella di dovere).Ed è questo discorso che permette che la madre riceva la maggioranza delle custodie in caso di divorzio, perché in un divorzio con figli  valuta soprattutto chi ha esercitato le attività di cura fino a quel momento,chi ha dimostrato competenze.

Per chi non lo sapesse, viviamo in un sistema etero-patriarcale nel quale la donna,soprattutto se è madre, ha il dovere di farsi carico della casa,a volte con l'aiuto dell'uomo,che è dall'altra parte, la fonte del reddito familiare: questo sistema si riflette fedelmente nella legge sul divorzio. Il divorzio non avvantaggia la donna in quanto tale ( al di là di una madre che ama ottenere la custodia dei suoi figli e figlie e di un padre che soffre nel vederli poco),la legge sul divorzio rimanda a quali siano oggi i ruoli di genere: madre curatrice e padre capofamiglia. Ruoli che non sono messi in discussione dall'egualitarismo mentre dal femminismo sì.
Che coincidenza...

la profesion va por dentro

mercoledì 30 gennaio 2013

Sottomesse o sospettate

copertina di un libro di racconto rosa di Laura de Noves (pseudónimo de Carlota O´Neill)
copertina del libro per la sezione femminile falangista, 1940
Divisa in sezioni tematiche, il percorso inizia con " Le Moderne" degli anni '30.Tra fotografie, articoli e oggetti personali,possiamo vedere come iniziarono a tagliarsi i capelli, a togliersi il cappello,a lavorare o viaggiare. Tuttavia, non tarderà ad arrivare il regime franchista che reprimerà questi timidi passi verso la modernità con un modello di donna basato sulla figura dell'amorevolissima madre, sposa e casalinga ben supportata dal cattolicesimo.

copertina della rivista Vindicación Feminista, dell'aprile del 1978
Cammineremo poi  tra le vetrine accompagnando " le individue di dubbia moralità". Insieme con repubbicane e presunte collaborazioniste, che saranno punite in modo esemplare e pubblicamente con la rasatura dei capelli, l'olio di ricino o con l'esecuzione, donne lesbiche o prostitute saranno rinchiuse nelle carceri o in ospizi. Potremo visionare i testi psichiatrici di López Ibor o Vallejo Nájera che elaborarono trattati sulla pericolosa sessualità femminile nel tentativo di naturalizzare la sottomissione delle donne che propugnava il regime. Mentre, dal versante opposto, il medico Serrano Vicéns raccoglierà dati sulla vita sessuale segreta delle donne del dopoguerra: un 66,5% delle single - ha scritto - ha avuto il desiderio di avere  relazioni lesbiche con un'amica o con una conoscente; il 32% è riuscita a praticarle  e, di queste, l'80% le ha ripetute.

Nonostante la violenza e la repressione potremo vedere che ci sono state alcune che hanno  cercato le crepe nel modello con ingegno e creatività, riuscendo a vivere la loro sessualità a margine della norma. Per identificarsi usavano parole  in codice ed escogitavano di farsi accompagnare da ragazzi gay fingendo di essere una coppia in vacanza. Ci sono stati incontri nei caffé e cabaret e si accordavano matrimoni fittizi per per eludere il controllo del regime. Ma questo controllo era feroce.

Nella sezione " Le Addomesticate" vedremo come suore e falangiste erano incaricate di addomesticare le ragazze attraverso l'educazione fisica e morale. Esposto tra le stampe religiose, un libro della brava alunna del collegio Sagrado Corazón prescriveva che i compiti per l'estate dovevano essere svolti nel seguente ordine: 1. Dio; 2.Formazione; 3. Intrattenimento. Inoltre, ricordava di 'mortificarsi una volta al giorno'.

Nelle vetrine della mostra lo scapolare riposa accanto al cilicio e agli educativi libri. Tra gli articoli di giornale recuperati figura la storia della piccola Josefina Vilaseca,esempio di virtù dopo essere morta per aver resistito eroicamente  ad un tentativo di stupro per proteggere la sua castità. Con questi esempi si educavano " Le Decenti",una nuova sezione in cui possiamo vedere come mediante la pubblicità, il cinema o la letteratura si guidavano le donne verso la devozione, il sacrificio e la casa.
Tuttavia, dagli anni '60 e 70 di allargarono le crepe e cominicarono ad infiltrarsi raffiche di aria fresca, cedendo il passo a " Le Liberate". Sono gli anni dell'apertura. Il cinema,la musica, la letteratura esemplificano diversi modi di vivere la sessualità.

A Barcellona nasce la rivista Vindicación feminista,iniziando a profilarsi il femminismo spagnolo contemporaneo e si apre il ‘Daniels’primo bar lesbico in Spagna.

La mostra resterà aperta fino al 10 febbraio nello spazio Prado dell'Ateneo di Madrid.


Questa è una mostra da non perdere per ricordare dove eravamo (e dove vogliono farci  ri-tornare ') e imparare le forme creative e coraggiose che hanno utilizzato molte donne delle quali siamo le eredi per resistere al feroce controllo sulle loro vite e i loro corpi.

        
Pikara magazine

sabato 8 settembre 2012

La tirannia della bellezza. Attraverso gli occhi degli altri.

Come le donne aggrediscono se stesse valuntadosi da uno  sguardo patriarcale. 
Parte Prima.


 Annerys Carolina Gómez
Il presente articolo è la ricostruzione di una prova finale  assegnata dal prof.
Hector Gutierrez G., dal titolo " Il fenomeno sociale del machismo: ideologia, problematica, alternative" del Dipartimento dei  Processi Ideologici, Culturali e di  Comunicazione della Scuola di Sociología, Facoltà di Scienze Económiche e Sociali, Universidad Central de Venezuela (Caracas, República Bolivariana de Venezuela) durante il secondo semestre dell'anno 2008.

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da Colsi la prima mela
ll fenomeno sociale della "tirannia della bellezza" è una questione complessa, a causa della molteplicità di fattori che entrano in gioco nel momento in cui si manifesta.  Abbiamo bisogno di riflettere su di esso al fine di indicare ciò che la scrittora dominicana Denise Paiewonsky  ha chiamato "l'empowerment delle sfera personale femminile"

In questo senso, la problematica socio-ideologica legata alla "bellezza egemonica" e al mantenimento e prevenzione della "eterna gioventù" ha trascinato molte donne e ragazze in un vortice di stress psicologico ed emotivo; un mondo pieno di angosce, ossessioni, appassionati sforzi e conseguenti costi di energia per il raggiungimento di questo irreale ideale che ci vende il sistema patriarcale, fino,in alcuni casi, alla morte, casi in cui la cifra vera non è stata ancora ben quantificata.

Rifletteremo  sulla stessa costruzione sociale della femminilità egemonica in termini di oggettivazione delle donne e come  questa influisca sugli ambiti relazionali quotidiani,alterando le modalità di interazione con gli altri e con il suo stesso genere, portando a prendere decisioni e schemi comportamentali che l'aggrediscono emotivamente, economicamente, fisicamente, ecc.

Parlare di ciò presuppone una riflessione circa il fondamento ideologico che sostiene,stimola e potenzia un fenomeno di questo tipo, vale a dire, come il mantenimento e la riproduzione di un discorso ideologico specifico finisca per essere funzionale al sistema  patriarcale  e capitalista che prevale nella maggior parte del mondo e,che, nella misura in cui privilegia certi settori detentori del potere,continuerà riprodotto e solidificato, mediante l'aiuto delle  multinazionali in stretto legame con ciò che si chiamano mass-media.

Alla fine, presentiamo come indispensabile e necessario il riferimento alle possibili soluzioni in vista di un progressivo miglioramento e trasformazione del fenomeno, per i quali menzioneremo alcune strategie socio-psico-politiche che dovrebbero essere considerate e, che di fatto, in alcuni paesi lo sono già.

Cominceremo la nostra analisi ragionando sulla costruzione sociale della femminilità. Nel sistema patriarcale nel quale vivono e hanno vissuto le nostre società, il "corpo della donna"è visto come elemento fondamentale della reificazione e controllo esterno, cioè uno spazio primario di oppressione di genere : è stato considerato e valutato in una misura che assume e si esprime mediante una dedizione quasi esclusiva "agli altri", cioè a tutto ciò che è fuori da se stessa. Citando  gli assunti della scrittora e antropologa messicana Marcela Lagarde (1),nella cultura patriarcale - che varia la sua intensità a seconda del settore sociale, del quale si parla - siamo e siamo sempre state considerate corpo erotico per il piacere degli altri, corpo estetico per il godimento degli altri, corpo nutriente per la vita degli altri, corpo procreativo della vita degli altri e, in questo senso,all'interno del patriarcato siamo riconosciute e valorizzate solo nella misura in cui, ci dedichiamo a questi tanti altri ( siano essi reali o immaginari).

In un contesto sociale in cui si verifica quanto sopra, guardiamo a noi stesse  attraverso  gli occhi- degli e delle - altri/e: ci guardiamo allo specchio "come un oggetto" ci osserviamo mercificate. Ci incontriamo in un mondo in cui difficilmente siamo valorizzate " più in là" dell'apparenza fisica, in un mondo che ha distorto l'immagine corporale e ha posto il nostro corpo come l'unico strumento di potere - se così si può chiamare - niente altro che uno strumento di seduzione, niente di più che un oggetto sessuale.

Continuando con Lagarde è nel corpo delle donne che risiede il nucleo dei suoi poteri e della sua valorizzazione sociale e culturale. In modo che per la morale estetica egemonica( per mandato patriarcale) questo corpo deve rimanere giovane e snello il più a lungo possibile, attraverso l'uso di qualsiasi rimedio, ridisegnato - di moda in moda - per adattarsi al modello estetico in vigore in quel momento.

Nella nostra attuale società questo sforzo per imitare questo "ideale" che nega le nostre diversità e qualità personali, ci evoca l'idea di Niccolò Macchaivelli " Il fine giustifica i mezzi", così il perseguimento di questo difficile ed illusorio obiettivo fa sì che numerose donne passino  attraverso il modo frustrante e amaro di confrontare se stesse con queste figure minoritarie che appaiono nelle riviste,programmi televisivi,reality shows,che sono lodati e adulati da tanti maschi sessisti.

Questa problematica ci pone inevitabilmente diversi interrogativi: qual è la causa che porta a questa situazione? Cos'è che spinge molte donne ad aggredire se stesse nella ricerca di qualcosa praticamente irraggiungibile? Forse, nessuna donna nota il danno che provoca a se stessa e nel suo contesto sociale? Esisterà poi "qualcosa"che invisibilizza i danni e le aggressioni? Cos'è che lo banalizza?  Sarà un insieme di interessi " dentro" tutto questo gioco  di "essere belle, attraenti e preziose", sessualmente parlando?.

Per cercare di rispondere a questi interrogativi, concentreremo le nostre analisi nella critica di due prospettive ideologiche: una sostentata dal sistema androcentrico propriamente detto e l'altra che si trova nel contesto dell'ideologia liberal capitalista.

La nostra prima ipotesi emerge dall'ambito socio-culturale dell'androcentrismo: crediamo che queste pratiche siano sostentate da ciò che è noto come l'"ideologia dell'amore".Ci è stato insegnato fin dall'infanzia che l'amore " non esiste per le donne brutte" o che era molto difficle da raggiungere. Le fiabe che ci hanno letto da piccole, i films di principesse che tanto ci rallegravano, sono tutte influenzate da questo discorso, che generalmente è sempre " la principesa rosa",bella, giovane e dolce, che per i suoi stessi attributi fisici conquista un "principe azzurro" che la salva dall'orribile drago o dalla malvagia matrigna realizzando così di vivere insieme felici e contenti.

Conseguentemente,l'amore ideologicamente si trasforma nell'obiettivo primario di tutte le donne. Il suo sostegno ideologico patriarcale risiede in quella meta preconizzata come "destino" manipolata storicamente dalle classi dominanti per il raggiungimento dei loro negligenti scopi e per il mantenimento al potere delle stesse.

Allo stesso modo,se ci è stato insegnato che la solitudine è "cattiva" e deve essere " evitata ad ogni costo" ci fanno credere che siamo esseri incompleti che vagano nella vita alla ricerca della "dolce metà", questo essere che ci completa e ci riempie il vuoto identitario che ci hanno creato ed imposto. C'è un desiderio ed un anelito di uscire dal nostro "isolamento" attraverso l'incontro con un altro essere umano, una necessità -creata - di condividere il resto della nostra vita con lui/lei. Ci hanno genericamente formato come donne, dipendenti dagli altri e si è stigmatizzata  terribilmente la solitudine riempiendola di aspetti e valutazioni di carattere negativo. Questo è facilmente visibile in frasi di uso quotidiano come "Hai bisogno di compagnia?", "Che cosa c'è che non va?, Sei triste?" " vuoi restare sola, povera te se ti passa" o frasi come: "Quando siamo soli, siamo sempre in cattiva compagnia", "la solitudine è triste e fredda", " la solitudine appare quando hai bisogno di qualcuno nei momenti peggiori ed i peggiori momenti sono quando sei sola ", ecc.
Come si  può notare, c'è questa stigmatizzazione della solitudine, concepita come una sorta di vuoto tortuoso, "ciò che resta " quando qualcosa o qualcuno " non c'è".

Tutto questo colpisce particolarmente le donne sessiste,perché in un sistema patriarcale in cui percepiamo o ci impongono l'Uomo come superiore a noi,in un ordine sociale in cui ci sentiamo o ci fanno sentire inferiori, il significato di essere " trovata" o "scelta" da uno di loro è davvero incoraggiante e quando non riusciamo, siamo crudelmente condannate e la società ci definisce " zitelle" " brutte" " acide" o "incapaci". A questo proposito, la femminista Hanna Olsson (1983) 2, mette in evidenza il fattore di idealizzazione che realizziamo come donne nelle relazioni amorose, e suggerisce che il grado di idealizzazione che facciamo "del nostro partner" dipende dal livello di autostima che abbiamo come persone.


L'importanza dell'"Uomo" per le donne dentro un sistema sociale così strutturato è quindi fondamentale:la trasforma in "qualcuna" acquista uno "status" le dà un "valore". Questa glorificazione dell'Uomo - afferma Olsson - oltre a portare la donna a percepirsi come inferiore e subordinata nei confronti del maschio,la rende anche cieca di fronte agli aspetti della personalità dello stesso che,poi, possono rivelarsi distruttivi per essa e per il suo rapporto: "La speranza di ricevere amore,di essere amata, è così intensa, che l'immaginazione occulta la realtà" 3.

Tutto ciò è stato detto per arrivare ad una semplice conclusione: " Il consenso nel sottomettersi e rinunciare a se stessa diventa una prova d'amore"(Olsson) 4. In questo le donne agiscono sulla base  di " Ciò che lui vuole, come lo vuole e come vuole che io sia" e all'interno di queste esigenze, ovviamente, si trova la richiesta di apparenza.

Molti uomini maschilisti, nell'esercizio del potere,oggettivizzano le donne,le riducono ad un  volgare "pezzo di carne" che ha valore per la sua attrattiva sessuale ed è sfruttata in questa direzione. Di conseguenza, molte donne sessiste nel loro esercizio di immanenza e dipendenza agiscono mostrandosi come oggetti, soddisfacendo i bisogni e le richieste di quei maschi voyeuristici, misogini, egoisti e megalomani che le riducono ad un verdetto " E' bella" o " E' bonissima".

Crediamo quindi, che che la donna sessista,in questo senso, realizza delle pratiche di negazione di se stessa - in funzione della dipendenza ed attaccamento che ( in modo sottile o no)  imposto per la figura maschile in particolare. Questo attaccamento interpersonale è motivato da diversi fattori legati al genere, tra i quali possiamo citare la forza, la sicurezza e protezione che presuntivamente le offre il maschio; la stabilità e la permanenza di fronte alla paura dell'abbandono o alla mancanza di essere amata; la paura di soffrire il disinnamoramento e la scarsa autostima prodotta dalla mancanza di affetto; l'adulazione, l'idolatria e l'ammirazione per il maschilista basata sulla paura della disapprovazione e disprezzo da parte dello stesso, ecc.


Questa dipendenza genera un modello specifico di relazioni intergeneriche e trageneriche. A livello intragenerico vi è la convinzione della superiorità del maschio,il che comporta che la donna sessista si mostri sottomessa e passiva ai suoi desideri; a livello intragenerico, si promuove la competitività e la rivalità tra le donne al fine di ottenere il riconoscimento di un determinato maschio,che all'interno di questo sistema patriarcale sarà preferibilmente uno bello, di successo, e -quasi- esclusivamente machista.

Adesso, brevemente, ci avviciniamo agi aspetti relativi alle motivazioni radicate nell'ideologia libera-capitalista,  analizzeremo faremo riflessioni sugli interessi corporativi e di classe insiti nella macro-industria della bellezza. Per far ciò prenderemo come base la manifestazione dello " stereotipo egemonico di bellezza" che è di natura prevalentemente occidentale.


Continua








                                                                              

domenica 12 agosto 2012

La chirurgia estetica: un modo di materializzare i corpi

 Un'analisi sulla standardizzazione dei corpi nella società messicana è una chiara espressione dei paradossi della tarda modernità.


di  Elsa Muñiz García, antropologa e storica.


La società contemporanea messicana caratterizzata da una crescente domanda di corpi perfetti, belli e sani, ha adottato e prodotto una gamma di modelli di bellezza per uomini e donne, che si traduce nel disconoscimento ed esclusione della diversità sessuale, che promuovono la discriminazione razziale e dei/delle disabili e anche di coloro che non non soddisfano le caratteristiche di bellezza che vengono attribuiti alla pelle bianca, capelli biondi, ai tratti "Caucasici", l'altezza e  l'estrema magrezza.

Gli standard corporali imposti ad una società eterogenea, come quella messicana,è  l'espressione più chiara di uno dei più grandi paradossi della tarda modernità,  che  mentre promuove un riconoscimento della differenza, trasmette gli elementi  discriminatori e di esclusione divenuti quotidiani. Il raggiungimento di tali standard di bellezza e la  trasformazione  dei loro corpi in "corpi perfetti" è diventato uno degli obiettivi fondamentali della esistenza dei soggetti.  La chirurgia estetica è diventata quindi,una pratica comune in tutti i settori sociali, provocando effetti di vario tipo, dei quali i più  significativi relativi alla auto-percezione delle donne e degli uomini, come i cambiamenti corporali,la modifica delle caratteristiche del viso (naso, guance, occhi, labbra, mento), le modifiche alla massa corporea (liposuzione, protesi), fino al cambio di sesso hanno implicazioni nella soggettività e 'identità. E 'stato riconosciuto, per esempio,che le cosiddette etnochirurgie occupano il primo posto per lo sbiancamento della pelle,per l'ingrandimento degli occhi o per la modifica del "naso meticcio". E''anche importante il dibattito suscitato in gran parte dal femminismo, sull'agenzia delle donne o la loro risposta alla imposizione di modelli attraverso la manipolazione del prorio corpo.


La bellezza non può essere compresa senza tenere  in conto il genere e il potere (Bordo, 1990). Concentrarci sulle pratiche di bellezza, come dieta, esercizio fisico e, in particolare, la  chirurgia estetica, comprese le dichiarazioni e le rappresentazioni,ci permette di esplorare i modi per stabilire il rapporto tra genere, potere e corporeità nella cultura occidentale. Sulla base del concetto di "materializzazione dei corpi", sviluppato da Judith Butler, i discorsi e le pratiche corporee sono atti performativi che materializzano i corpi, decifrabili solamente come corpi femminili o maschili.

In una discussione con i costruttivisti, Judith Butler ha sottolineato l'importanza di non concepire il corpo come una superficie di iscrizione o come un'entità " prediscorsiva". Nella sua nozione scompare l'idea del corpo come biologico,e si impone la cultura per la  quale il corpo è il risultato della capacità produttiva. Il corpo femminile in questo senso,esprime con precisione questi effetti di pratiche e discorsi della femminilità, in particolare da quel dispositivo corporale che  è la chirurgia estetica. I vari modi con cui le donne dovrebbero ornare o alterare i loro corpi lavorano per eliminare le differenze tra esse, producendo  come effetto contraddittorio, l'omogernizzazione. La soppressione dei significati specifici, ruba alle pratiche di bellezza, il loro significato politico e le rende ideali per la normalizzazione della femminilità in tutte le sue forme riducendo così la forza della nozione di corpo come metafora, così caratteristica della nostra epoca.

Le pratiche dirette al mantenimento e miglioramento del corpo vengono percepite come il mezzo per realizzare il progetto personale, così come il modo di sconfiggere la morte e il decadimento individuale. Le pratiche di bellezza, in particolare, la chirurgia estetica, hanno rafforzato l'idea della strumentalità del corpo; la nozione del corpo-macchina modificabile e riparabile si alimenta della convinzione che queste pratiche dimostrano la riconquista del corpo da parte delle donne. Da ciò possiamo comprendere una delle principali discussioni generate dalla diffusione della chirurgia estecica, che mette al centro la"rappresentanza"delle donne tradotta nella domanda femminista del diritto " a decidere sul proprio corpo"
L'idea che il corpo possa essere controllato dal potere, cioè il potere della mente sulla materia rafforza i rapporti gerarchici tra i sessi. Le donne pensano che controllare o contenere i loro corpi mediante  pratiche estetiche, possano fuggire dalla percezione di insufficienza, dall'idea di non essere abbastanza buone o idoneamente belle. Così, nel bel mezzo di un paradosso, le donne  si sentono potenziate o liberate dalle regole e pratiche di bellezza, che le vincolano e schiavizzano, fino ad arrivare,  in molti casi,ad un autentico sacrificio nel quale i loro corpi sono l'offerta.

Bordo (1993) sottolinea l'importanza di considerare la storicità delle pratiche di bellezza per collegare l'individualità ad un contesto più ampio di potere e gerarchie di genere, ma analizzando il complesso e contraddittorio lavoro  dei discorsi sul corpo, il controllo e la femminilità.
Bordo, mostra perché le donne sono particolarmente sensibili alle lusinghe del sistema bellezza, sollevando inoltre, la questione che le pratiche di bellezza non sono semplicemente un artefatto del consumo capitalista, della femminilizzazione della cultura o delle contraddizioni della modernità,  ma sono fondamentali per la riproduzione delle relazioni di dominio e subordinazione, per perpetuare le limitazioni e gli effetti disciplinari della femminilità.
Oggi,la chirurgia estetica è diventata un fenomeno di massa,  per cui la consideriamo come una pratica di democratizzazione. Tuttavia,dobbiamo porre attenzione alla sua natura biopolitica, in quanto diretta al controllo del corpo collettivo della società, non solo creando modelli estetici per le donne,ma generando nuove e non tanto nascoste forme di discriminazione (razziali, di classe, di età).


revista.con la a


(traduzione di Lia Di Peri)