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sabato 16 febbraio 2013

La PAS è la risposta neo-machista all'accusa di pedofilia


Questa psicologa e attivista di Feminismos Sol ha seguito da vicino le storie personali dei suoi pazienti ai quali si sta applicando la Pas, che penalizza le madri e i suoi figli/glie, quando questi/ste si rifutano di frequentare i loro padri, nonostante vi siano diversi indizi  di abusi o violenze. In questa intervista la specialista spiega come si applica la PAS e come essa sia una nuova violenza per le donne.Fatima Urzanqui è un'attivista della Rete di Resistenza e di Risposta alle  violenze machiste, un' iniziativa di Feminismos Sol,che è stata presentata ieri, 15 febbraio, alla Librería Traficantes de Sueños Questa Rete nasce in un momento in cui la lotta contro la violenza machista sembra perdere legittimità, permeando i discorsi del codazzo neomachista che "colpevolizzano l'aggredita di essere il soggetto istigatore delle aggressioni", non soltanto tra la gente, ma anche tra soggetti con incarichi di responsabilità nella tutela delle donne ( giudici, magistrati, avvocati e procuratori).

Una delle molteplici violenza alle quali cerca di dare risposta la nascita di questa Rete è proprio la Sindrome di Alienazione Parentale (PAS) " una pseudo-sindrome con pretesa di oggettività scientifica che pone l'accento sulla punizione delle madri e delle sue creature,quando queste si sono rifiutate di visitare i loro padri, nonostante vi siano prove di abuso o violenza", sottolinea  la Rete nel suo comunicato.

Fátima,come psicologa,ha seguito da vicino le storie delle pazienti sulle quali viene applicata la "terapia della minaccia" promossa dalla PAS  sia dalle equipe psico-sociali dei tribunali, che nelle istituzioni pubbliche gestite da società ultraconservatrici. In questa intervista, analizziamo la storia e il procedimento di attuazione di questa pseudo-sindrome.

- Quando e perché nasce il concetto di Sindrome di Alienazione Parentale?

La Pas sarebbe una risposta neo-machista all'approccio istituzionale per via penale,della violenza, soprattutto della pedofilia. Sonia Vaccaro e Consuelo Barea nel loro libro 'La presunta Sindrome di Alienazione Parentale' dicono sia una sindrome creata "ad hoc" in materia di affidamento quando nasce il problema degli abusi sessuali. Infatti, è stata inventata da un pro-pedofilo,Richard Gardner,che sviluppò questa teoria per coadiuvare l'avvocato difensore dei pederasti.
Gardner aveva molto interesse a medicalizzare questo argomento,perciò attuò un ragionamento per analogia con la sindrome di Down e la polmonite da pneumococco, due malattie con una evidenza oggettiva molto chiara,contrariamente alla Pas. Questa estensione serviva per adottare la terapia che egli stesso chiamò "terapia della minaccia".
Questa terapia coercitiva sostiene l'annullamento della custodia, nei casi che presuppone più gravi per il genitore alienato in famiglia, di solito il padre. Minaccia anche il cambio di custodia nel caso in cui la presunta alienante, normalmente la madre,non collabori attivamente nel favorire la ripresa della relazione tra i figli/figlie e il padre. In quest'ultimo caso si proibisce qualunque comunicazione della madre e dell'ambiente materno con i figli e figlie.

Attualmente questa terapia si applica nei centri di incontri familiari o di sostegno alla famiglia e nei centri di attenzione all'infanzia, che sono istutuzioni sostenute con fondi pubblici, ma gestite da imprese private e, molte, con un'ideologia ultraconservatrice. Per esempio,la maggior parte dei punti di incontro spagnoli sono gestiti da Aprome, che è presieduta da Marisa Sacristán,Legionaria di Cristo.

- Quali difficoltà o problemi hanno in generale le donne,che hanno subito o soffrono abusi dai loro partner o ex partner?

In primo luogo, non riconoscono socialmente che siamo sessisti tutti e tutte,perché nasciamo in una società patriarcale. C'è da aggiungere che l'aggressore è una persona con la quale hai condiviso un progetto di vita, di amore, dove c'è dipendenza generata da chi abusa, causando una situazione di ricatto emotivo. Inoltre i minori e i mezzi economici sono le cause del blocco nella decisione.
Un altro problema è il disordine da stress post-traumatico delle vittime, che come è spiegato in Trauma e recupero ( di Judith Herman) non permette d fare un racconto lineare: hanno vuoti di memoria o narrano i fatti con una anestesia emotiva,come se non fosse successo ad esse. Questi comportamenti contribuiscono a screditare la loro testimonianza per incoerenza in ambito giudiziario, perché non conoscono le conseguenze psicologiche sulle vittime.

Quali sono le vie attraverso le quali si attua la PAS?

Due vie,quella civile,dove ingenuamente confidano che la giustizia, una volta conosciuto il rischio che corrono i figli istituirà un regime di visita, che rispetti i diritti dei minori. Ma il primo colpo è che i pubblici ministeri non sono presenti, perché sono sovraccarichi di lavoro; il secondo è che gli avvocati hanno poca formazione, così si stabiliscono regimi di visita standard, che non proteggono i minori. Da questo momento le donne decidono di denunciare, ma si interpreta ciò come un capriccio delle madri per allontanare la prole dai padri.E' qui che entra in gioco la PAS.

Le relazioni dell'equipe psico-sociali sono la seconda via. La formazione che hanno queste persone è molto abbondante in materia di PAS, ma scarsa sulla violenza di genere e psicologia infantile, così che diagnosticano soltanto su ciò che sanno. In più, si tiene in poca considerazione le relazioni di periti più qualificati. Né si dà altrettanta validità alle relazioni delle psicologhe specializzate in tema di violenza. I giudici prendono in considerazione soltanto i rapporti degli assistenti sociali,anche se si perizia per un'ora o poco più, tempo insufficiente per creare un legame di fiducia con i minori o per affrontare ciò che hanno sofferto.
In un caso di abuso sessuale rilevato nel rapporto di Save The children, una bambina fu periziata da un'assistente  sociale con il solo scopo di determinare la sua credibilità. La signora non solamente affermò che non era credibile, ma che era manipolata dalla madre e dichiarò che fosse data in custodia al padre.
Questo schema della PAS ha valore in ambito giudiziario dove c'è ancora una socializzazione patriarcale: si adegua meglio al concetto che le donne sono ingannevoli e manipolatrici, piuttosto che accettare che c'è una importante percentuale di padri che abusano delle loro figlie.  Sempre per l'economia emotiva,l'incesto non si vuole vedere perché fa molto male, ma in Spagna l'ultimo rapporto di Félix López,sottolinea che una bambina su quattro e un bambino su sette subiscono un qualche abuso.

La legge contro la violenza di genere lascia fuori molte violenze machiste,che succede con gli abusi sessuali a bambini e bambine? Anche se si avoca la via penale e il procedimento di divorzio arriva nel procedimento di violenza, la realtà è che in molti casi, la misura cautelare non include i figli e le figle. Si fa credere  che per un bambino sia essenziale relazionarsi con il padre,indipendentemente da che tipo di padre sia.


Un altro assunto è la mancanza di rispetto per le opinioni dei minori. Vengono trattati come "idioti mentali", ma sanno perfettamente con chi si trovano bene e con chi no. Nel rapporto di Amnesty International,una bimba abusata ha dovuto raccontare non si sa quante volte e, ogni volta, che racconti un trauma ti re-vittimizzi. Io non credo che ciò sia necessario e mi riferisco al caso di un giudice argentino, Carlos Rozanski, che instaurò in Argentina la camera Gesell. Si tratta di una stanza con alle pareti uno specchio a doppia faccia,da un lato ci sono i giudici e gli avvocati, dall'altro, il/la minore e uno psicologo che riceve attraverso un'auricolare, ciò che deve sapere della controversia. Tutto ciò che viene detto si registra in un video,che viene poi proiettato, se necessario, in molte aule giudiziarie.

 Io non capisco,tutto questo non c'è nella Convenzione sui Diritti dell'Infanzia.




              



martedì 9 ottobre 2012

La forza non basta - spot contro la violenza sulle donne




Sentiamo la necessità di creare un prodotto audiovisivo che affronti il problema delle violenza di genere da un OTTICA FINALMENTE DIVERSA: ci rivolgiamo a tutte le realtà che credono che la violenza contro le donne non sia colpa delle donne stesse, ma dell'intera struttura sociale e mediatica. 
Ci rivolgiamo a chi è stanco di opere sulla violenza che ci mostrano le donne come deboli, fragili, vittime per loro stessa natura/scelta: noi crediamo che non si debba cercare un cambiamento nelle donne, ma che sia necessario cercare le cause della violenza su di loro e combatterle.Quello che vogliamo riuscire a realizzare è uno spot che parli di questo fondamentale cambiamento di prospettiva, senza pretese di esaustività ma che, tramite un linguaggio simbolico e prettamente visivo, stimoli una riflessione nuova sulla tematica.Tutte le persone che parteciperanno al progetto riceveranno tramite mail una versione proiettabile del video (di qualità più alta rispetto a quella che sarà reperibile in rete), e potranno utilizzarlo e proiettarlo in tutti i contesti in cui lo riterranno opportuno. Il video verrà terminato e inviato entro il 25 NOVEMBRE (Giornata Mondiale Contro la Violenza sulle Donne), e in tempo utile per inserirlo in eventuali eventi sul tema. Le associazioni, istituzioni, enti, o anche i singoli privati che decideranno di partecipare con un numero di quote pari o superiore a 10 risulteranno come produttori nei titoli di testa e riceveranno per posta alcune copie dvd (proporzionate al numero di quote) dell'opera e il file in qualità HD per poter diffondere lo spot in maniera più capillare.Su richiesta è possibile ricevere uno scritto più dettagliato sullo spot. 
Il progetto è portato avanti dal collettivo LE ARRABBIATE, il cortometraggio verrà realizzato dalla videomaker indipendente VALENTINA ARENA 


Link al progetto

mercoledì 5 settembre 2012

Stupro. Da pratica e dramma individuale ad azione terroristica e piaga sociale. Una carrellata di immagini e riflessioni.

Il termine "stupro" deriva dal latino: colpire, offendere, battere, percuotere.

Nella terminologia penale è indicato con il termine di "violenza sessuale", nel linguaggio corrente si fa spesso ad esso riferimento con il termine di "abuso".

Il termine "abuso" deriva ugualmente dal latino e sta ad indicare un uso eccessivo, improprio in senso quantitativo. Un abuso sessuale sarebbe dunque un uso smodato o eccessivo della sessualità. E' evidente che questo termine si rivela improprio dal momento che penalizza la quantità piuttosto che l'assenza di consenso da parte della persona lesa.






I dati ISTAT più recenti - risalenti al 2011 - mettono in evidenza fra tutte le forme di violenza sessuale: le molestie fisiche, ovvero l'essere stata toccata sessualmente contro la propria volontà (79,5%), l'aver avuto rapporti sessuali non desiderati (19,0%), il tentato stupro (14,0%), lo stupro (9,6%) e i rapporti sessuali degradanti e umilianti (6,1%).
Il 21% delle vittime ha subito la violenza sia in famiglia che fuori, il 22,6% solo dal partner, il 56,4% solo da altri uomini. I partner sono responsabili della quota più elevata di tutte le forme di violenza fisica rilevate, e sono responsabili in misura maggiore anche di alcuni tipi di violenza sessuale come lo stupro nonché‚ i rapporti sessuali non desiderati, ma subiti per paura delle conseguenze. Il 69,7% degli stupri, infatti, è opera di partner, il 17,4% di un conoscente e solo il 6,2% è stato opera di estranei. Il rischio di subire uno stupro o un tentativo di stupro è tanto più elevato quanto più è stretta la relazione tra autore e vittima. Gli sconosciuti commettono soprattutto molestie fisiche sessuali, stupri solo nello 0,9% dei casi e tentati stupri nel 3,6% contro, rispettivamente, l'11,4% e il 9,1% dei partner.

Nel 2009 il Viminale durante un convegno dedicato alla violenza sulle donne, tenutosi a Roma, ha emanato i seguenti dati, raccolti sul territorio italiano:

  • Gli autori delle violenze sessuali sono italiani in più di sei casi su dieci.
  • Le vittime di violenza sessuale sono donne nell’85,3% dei casi e nel 68,9% dei casi sono di nazionalità italiana.
  • Gli autori di stupro sono italiani nel 60,9% casi, il 7,8% dei violentatori è romeno, mentre il 6,3% è marocchino.


Eppure c'è chi sostiene che in famiglia non avvengano affatto stupri. Che solo gli "stranieri" siano stupratori. Che gli stupri si consumino in strada, dietro qualche angolo buio, a tarda notte, ad opera di sconosciuti fuori di testa.




Eppure si continua a parlare solo di vittime italiane. E delle donne di origini non italiane non si cura nessun*. Tranne la polizia, ovviamente (perdonate il sarcasmo).




















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Ma di fronte a questi dati, che ci dicono chiaramente che non si tratta nè di episodi isolati e nè di eventi poco numerosi, possiamo davvero ancora parlare della violenza sessuale come di un fenomeno circoscritto e individuale?



LO STUPRO E' UN'AZIONE TERRORISTICA. 


E' trasversale alle culture, alle nazionalità, alle religioni, alle ideologie politiche, allo status socio-economico, al livello di scolarizzazione.  
Lo stupro ha un'unica costante: una vittima e uno o più carnefici.

La violenza sessuale è perpetrata ovunque: nelle case, nelle strade, nei Centri di Identificazione ed Espulsione, in pace, in guerra. 


Lo stupro è da sempre uno strumento di assoggettamento al dominio maschile,  una pratica che potremmo chiamare politica, ossia con delle finalità egemoniche,  con delle ricadute pratiche a livello sociale, a livello di gerarchizzazione sociale.  


"La scoperta dell'uomo che i suoi genitali potevano servire come arma per generare paura deve essere annoverata fra le più importanti scoperte dei tempi preistorici, insieme con l'uso del fuoco e le prime rozze asce di pietra. Dalla preistoria ai giorni nostri - è mia convinzione - lo stupro ha svolto una funzione critica. Si tratta nè più nè meno di un processo di intimidazione con cui tutti gli uomini mantengono tutte le donne in uno stato di paura." (Susan Brownmiller)


Se la paura non fosse funzionale al mantenimento di un'egemonia maschile e se lo stupro non fosse una pratica politico-sociale, esisterebbe una qualche tutela per la donna. Esisterebbero delle pratiche preventive efficaci. Esisterebbe soprattutto un approccio sociale differente da quello che, sia storicamente e sia attualmente, vediamo legittimato; un approccio che miri ad inquadrare la violenza sessuale come una questione maschile, un approccio volto a responsabilizzare e ad educare al rispetto della volontà o no-lontà dell* partner.


E invece...

Ricorderete tutt* la sentenza shock della Cassazione che nel 1999 decretò l'impossibilità di usare violenza sessuale nei confronti di una donna che indossa i jeans. 

Che cosa è cambiato da allora, nell'arco di 13 anni? Sotto un piccolo collage di articoli pubblicati negli anni 1999, 2006 e 2012 (I, II, III).




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Le sentenze cosiddette shock sono poco numerose, ad onor del vero, tuttavia ci danno un'informazione molto utile: ci danno una chiara idea di quali luoghi comuni esistano ancora e siano ancora tramandati socialmente riguardo alla violenza sessuale. 
L'uomo - lo stupratore - ha sempre un'attenuante, fosse anche solo quella di essere in gruppo
Le aggravanti sono da ricercare nella donna. 
Perchè aveva i jeans, perchè aveva già fatto sesso, perchè era transessuale, perchè è una moglie.

La donna è vittima. E' un oggetto. E' de-umanizzata



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Oppure è una provocatrice. Se la cerca. Non si copre abbastanza. Si veste come una battona. Dà troppa confidenza agli sconosciuti. Non gira accompagnata per strada. Non sta abbastanza attenta.





Tanto che alla fine pare che il problema sia della donna.
Perchè è una sprovveduta. O è una puttana.

Tanto che alla fine è la donna che deve risolverselo, seguendo corsi di autodifesa o vestendo abiti monacali. 

E se non è lei che deve risolverselo, allora è la "giustizia", con delle pene certe e più severe.



Ma se proviamo a guardare alla violenza sessuale 
(il discorso vale ovviamente per tutte le tipologie di violenza di genere) come ad una pratica sociale terroristica ed egemonica

ha ancora senso parlare di pene severe, autodifesa, coprifuoco prima della mezzanotte e castrazione chimica? 

Ha ancora senso demonizzare le minigonne, le abitudini sessuali femminili? 

Ha ancora senso differenziare stupratori italiani e "stranieri"?






Pensiamoci. 


"I mass media trattano la violenza sulle donne, ad esempio lo stupro, le percosse e l'omicidio di mogli e fidanzate, o l'incesto maschile con i propri figli, come aberrazioni che riguardano solo l'individuo. Nascondendo il fatto che in verità qualsiasi violenza maschile nei confronti delle donne fa parte di una operazione pianificata". (Marilyn French)